5 giugno 1284: la battaglia del golfo di Napoli e il principe in catene

La battaglia del golfo di Napoli del 5 giugno 1284 fra la flotta di Ruggero di Lauria e quella di Carlo d’Angiò, principe di Salerno

Ruggero di Lauria attira in trappola la flotta angioina e cattura l’erede al trono, Carlo lo Zoppo. Una battaglia decisiva, e quasi dimenticata, della guerra del Vespro.

di Ruggero M. Savarese

Oggi voglio raccontarvi una battaglia navale combattuta nel golfo di Napoli, fondamentale per la storia della nostra città e di tutto il Sud, ma poco conosciuta perfino dagli addetti ai lavori. È la battaglia del 5 giugno 1284, che oppose i siculo-aragonesi guidati dall’ammiraglio Ruggero di Lauria agli angioini napoletani guidati da Carlo, detto lo Zoppo, erede al trono e figlio di Carlo I d’Angiò.

Il Vespro e la scelta di Pietro d’Aragona

Prima serve un passo indietro. Siamo negli anni della guerra del Vespro. Nel 1282 a Palermo era scoppiata la rivolta: gli angioini erano stati cacciati e massacrati, e i siciliani avevano bisogno di un appoggio esterno. Il prescelto fu Pietro d’Aragona.

Perché proprio lui? Pietro era il marito di Costanza, figlia di re Manfredi, che aveva nelle vene il sangue dell’imperatore Federico II e di Ruggero il Normanno, fondatore della monarchia. Per i siciliani fu naturale appoggiarsi agli aragonesi, che furono ben felici di accorrere, perché avevano già mire di espansione nel Mediterraneo.

L’ammiraglio venuto dal golfo di Policastro

Uno dei capi della parte siciliana era Ruggero di Lauria, un nobile la cui famiglia aveva possedimenti nella zona dell’attuale golfo di Policastro, fra Calabria e Lucania. Appena un anno prima, nel 1283, i siciliani di Lauria avevano già sconfitto gli angioini a Malta. Questa volta decisero di colpire il cuore del Regno.

Lauria arrivò da sud, minacciando la costa della Campania, e fece sbarcare soldati perfino a Posillipo.

«Non ingaggiare battaglia»

In quei giorni Carlo I d’Angiò non era in città. Era partito per il nord per radunare un nuovo esercito e una nuova flotta, e aveva lasciato il Regno al figlio Carlo come reggente, con un solo ordine: difendi la città, ma non ingaggiare battaglia.

Lauria le provò tutte per provocarlo. Attaccò la costa, veleggiò davanti a Napoli, sbarcò a Posillipo. Finché il giovane principe non riuscì più a sopportare la flotta siciliana nel golfo davanti alla sua città. Per impeto cavalleresco e per giovinezza, aveva una trentina d’anni, decise di sfidare i siciliani in mare.

La trappola

Era proprio quello che Lauria voleva. L’ammiraglio cominciò a fuggire, inseguito dalla flotta angioina, forte di una trentina di galee, verso Castellammare e Sorrento. Lì aveva nascosto un’altra squadra di galee, che appena arrivarono gli angioini li accerchiò e li mise in rotta.

La battaglia fu tremenda. Gli angioini si difesero allo stremo, ma non poterono nulla contro la superiorità siculo-aragonese. E i vincitori catturarono l’erede al trono.

Un re in prigione

Carlo fu portato in catene a Palermo, dove rischiò il linciaggio. Fu proprio Costanza, la figlia di Manfredi, a salvargli la vita. Poi fu trasferito in Spagna. Pochi mesi dopo, nel gennaio 1285, morì Carlo I d’Angiò.

È un fatto poco conosciuto della storia napoletana: il secondo re angioino di Napoli, Carlo II, divenne re mentre era prigioniero. Fu liberato solo nel 1288, lasciando in ostaggio tre suoi figli: Raimondo Berengario, Ludovico, che oggi conosciamo come san Ludovico di Tolosa, e Roberto, che sarà poi re di Napoli. La corona la ricevette l’anno dopo, nel 1289, a Rieti.

La battaglia dei Conti e una guerra lunga due secoli

Tre anni dopo, nel giugno 1287, Ruggero di Lauria tornò nel golfo di Napoli e, nella cosiddetta battaglia dei Conti, inflisse un’altra tremenda sconfitta agli angioini.

Se ne sa poco perché è poco conosciuta tutta la guerra che oppose siciliani e napoletani per circa due secoli, dal Vespro del 1282 fino ad Alfonso il Magnanimo. Credo che questa guerra, insieme alla pirateria musulmana che più tardi infestò il Mediterraneo, sia una delle cause del ritardo infrastrutturale del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia.

L’ammiraglio mai sconfitto

Di Ruggero di Lauria si è parlato molto, anche perché non fu mai sconfitto e cambiò più volte casacca fra siciliani e aragonesi. La sua fama di marinaio e ammiraglio è durata così a lungo nella storia della marina italiana che nel 1884, nei cantieri di Castellammare, fu varata una corazzata che portava il suo nome, la Ruggiero di Lauria, capostipite di una classe di navi.

Con questa breve pillola sulla guerra che oppose Napoli a Palermo, i siciliani ai napoletani e gli aragonesi agli angioini, spero di avervi interessato. Alla prossima!

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Fonti

Il testo riprende la pillola video di Ruggero M. Savarese sulla battaglia del golfo di Napoli del 1284, canale YouTube Edizioni Savarese.

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