Cantante e insegnante di canto, cresciuta nel verde di Pianura, Anna Maria Bozza racconta un mestiere fatto di studio, ascolto e radici napoletane.
di Ruggero M. Savarese
Bologna, martedì 20 ottobre 2026, sera. Sul palco del Binario69, in via de’ Carracci, il chitarrista napoletano Max Puglia presenta con il suo quintetto «S(i)esta Napoletana», un omaggio a Miles Davis nel centenario della nascita che intreccia il jazz modale con le villanelle e i canti popolari di Napoli. La serata fa parte del Bologna Jazz Festival. Alla voce c’è Anna Maria Bozza, che pochi giorni dopo, tornata a casa, ne parla con gratitudine: un contesto artistico e professionale, dice, «di altissimo livello».
Le ho chiesto di presentarsi in due righe e ha scelto una definizione precisa: «un’artigiana della musica». Cantante, autrice e insegnante di canto, mette al centro del suo lavoro «la serietà, la competenza e il profondo rispetto per l’arte e l’individuo». Artigiana è una parola che a Napoli suona familiare. È quella di chi impara il mestiere un gesto alla volta e non smette di perfezionarlo, e infatti lei continua a studiare, convinta che lo studio costante serva a fare ogni scelta, sul palco come in aula, «con consapevolezza e precisione».
Pianura, il verde e la città
Anna Maria Bozza è nata a Napoli ed è cresciuta a Pianura, nella periferia verde della città. Da bambina ha stretto lì un legame con la natura che, racconta, ancora oggi alimenta e rigenera il suo modo di stare al mondo. Poi sono venuti gli studi e il lavoro, che le hanno fatto vivere Napoli da vicino: i vicoli, gli affacci sul mare, i tramonti, i profumi legati all’infanzia e soprattutto alla famiglia.
Non è una nostalgia ferma. A quella radice si aggiunge una curiosità che non si è spenta, per tutto ciò che di Napoli deve ancora scoprire. Sono le due cose insieme, dice, a guidare oggi le sue scelte di artista e di persona.
Dalle lingue alla voce
Non c’è un giorno preciso in cui ha capito che la musica sarebbe stata la sua strada. Il suo percorso lo descrive come «un libro in continuo divenire», in cui ogni pagina è un passo avanti e in cui torna spesso a rileggere tra le righe. All’inizio c’erano gli studi in Lingue. Poi la svolta verso la musica, sostenuta dalla famiglia e incoraggiata dalla sorella.
C’è un dettaglio che spiega molto del suo modo di insegnare. Fin dall’adolescenza era affascinata dalla psichiatria, e quell’interesse per l’animo umano lo ha portato nella didattica vocale. Oggi affianca il canto all’insegnamento e continua a conseguire certificazioni e attestati, per offrire ai suoi allievi un approccio che tenga insieme tecnica, ascolto ed empatia. Ai genitori va, scrive, «tutta la mia gratitudine».
I maestri
Di maestri ne ha avuti molti, e continua ad averne. Non tutti venivano dalla musica: alcuni l’hanno aiutata a comprendere la mente, il corpo e lo spirito. Preferisce non fare nomi, perché elencarli tutti sarebbe impossibile, e ringrazia insieme chi le ha dato con generosità e chi l’ha messa alla prova. Da loro ha ricavato una convinzione semplice: ogni giorno è un nuovo inizio, e le occasioni non mancano mai, «a meno che non siamo noi ad evitarle».

Napoli come radice
Quanto c’è di Napoli nel suo lavoro? Per lei la città è la radice della sua identità artistica e umana, e la sua storia e la sua cultura entrano nel modo in cui interpreta e insegna. Napoli, dice, le ha insegnato «a trasformare le fragilità in forza, le ferite in consapevolezza e la malinconia in bellezza». Non è solo il luogo da cui viene, ma la voce che accompagna il suo percorso.
Il concerto di Bologna, con le villanelle napoletane portate dentro il linguaggio di Miles Davis, è un buon esempio di questa eredità che viaggia. Eppure, quando le chiedo il risultato di cui va più fiera, non indica una serata ma il percorso costruito nel tempo, come cantante e come insegnante. Ogni traguardo, aggiunge, le conferma che c’è ancora molto da imparare. Per questo considera la formazione continua non solo una scelta professionale ma «una responsabilità verso se stessi e verso chi ripone fiducia nel nostro lavoro».
Un giardino a Materdei

A chi vuole capire davvero la città, Anna Maria Bozza consiglia il Giardino Liberato di Materdei. Era un monastero di clausura delle suore Teresiane, nato dopo l’eruzione del Vesuvio del 1794, poi educandato femminile, venduto al Comune di Napoli nel 1930 e abbandonato dopo il terremoto del 1980. Dal 2012 il giardino è affidato agli abitanti del quartiere ed è riconosciuto come bene comune della città.
Le piace perché «non racconta la Napoli da cartolina», ma quella che col tempo cambia il significato delle cose. Un luogo nato per escludere è diventato uno spazio di incontro, cultura e condivisione. La città, secondo lei, si capisce partendo da posti come questo, che custodiscono la memoria e intanto continuano a essere vissuti e trasformati dalle persone. È una Napoli, conclude, «meno esibita, forse, ma più vera».
A un giovane napoletano
Il consiglio per chi vuole fare il suo mestiere comincia con due parole: «Studiare. Senza dubbio.» Lo studio, spiega, permette di scegliere con consapevolezza che cosa comunicare, a chi e con quali linguaggi. A un ragazzo napoletano direbbe di essere grato, ambizioso, empatico e viscerale come la terra a cui appartiene, ma anche determinato, disciplinato e coraggioso. Il talento conta, ma da solo non basta: servono sacrificio, costanza e la capacità di continuare a crescere anche quando i risultati tardano ad arrivare.
Anna Maria Bozza e io abbiamo ricevuto lo stesso riconoscimento, il Premio Masaniello, e anche per questo le ho chiesto di aprire questa rubrica. Leggendo le sue risposte mi ha colpito soprattutto quella sul giardino di Materdei. Guardare un luogo e chiedersi che cosa era prima, e perché oggi è un’altra cosa, è esattamente il mestiere dello storico. E la sua idea che lo studio non finisca mai è la stessa che si impara in archivio, dove ogni documento letto ne apre un altro.
Anna Maria Bozza è su Instagram e su Facebook.
Il Bando di Napoli è un progetto di Edizioni Savarese, la mia casa editrice, dove chi ama Napoli trova altre letture.
Fonti
Risposte di Anna Maria Bozza al questionario del Bando di Napoli, ottobre 2026.
Per il concerto di Bologna: Zero, Max Puglia S(i)esta Napoletana Ensemble, Bologna Jazz Festival 2026.
Per la storia del Giardino Liberato: Società dei Territorialisti, scheda sul Giardino Liberato di Materdei.


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